Cos'è la terapia cognitivo comportamentale

In psicologia esistono diversi approcci. Quello che utilizzo si chiama psicoterapia cognitivo-comportamentale.

La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) nasce, tra gli anni ’60 e ’70 in America, dall’incontro tra le teorie e le tecniche terapeutiche di tipo cognitivo e quelle di tipo comportamentale e ha l’obiettivo di produrre un cambiamento a livello emotivo, cognitivo e comportamentale. Questo approccio esalta l’importanza del rigore metodologico, come fondamento della validità e dell’efficacia dei propri modelli teorici e pratici; è grazie alla numerosa mole di studi e ricerche controllate che è possibile affermare la solidità di tale orientamento. Attualmente, la sua efficacia è resa nota da un cospicuo numero di ricerche e di studi scientifici, il suo modello è diffuso in tutto il mondo e risulta spesso il migliore approccio per la maggior parte dei disturbi o problemi psicologici i cui risultati, altrettanto spesso, vengono mantenuti nel tempo. 

La psicologia cognitiva (cognitivismo) si occupa di indagare pensieri, convinzioni, valutazioni, aspettative e schemi abituali di ragionamento e di interpretazione della realtà, che sono concomitanti a forti e persistenti emozioni problematiche e di correggere, arricchire e integrare questi ultimi con altri pensieri più realistici, utili e funzionali al benessere delle persone. 

Il cognitivismo parte dall’idea che il comportamento e le emozioni delle persone non siano determinati tanto dalla situazione vissuta, quanto dall’interpretazione che le persone attribuiscono alla situazione stessa. Questo spiega il perché, nella medesima situazione, persone diverse possono avere emozioni, pensieri e comportamenti completamente differenti. Ad esempio, di fronte alla situazione in cui, al parco, un genitore sgrida il figlio perché ha tirato la palla colpendo accidentalmente un altro bambino senza causargli danno o sofferenza, una persona potrebbe pensare “Ha fatto bene a rimproverarlo, poteva fargli male se l’avesse colpito in testa!”; mentre una seconda persona potrebbe affermare: “Mi sembra esagerato rimproverare il bambino per così poco, in fondo non l’ha fatto apposta e comunque l’altro non ha fatto una piega!” 

Forse la prima persona ritiene molto importante insegnare le regole ai più piccoli e si è spaventata nel vedere la palla colpire il bambino; al contrario, la seconda può credere in un tipo di educazione più permissiva e sorprendersi per la sgridata che giudica sproporzionata rispetto alle conseguenze avute. L’esempio chiarisce come possano essere diverse le interpretazioni che le persone attribuiscono ad una stessa situazione. Tale variabilità può dipendere da numerosi fattori quali, la storia di vita e le esperienze fatte, il tipo di educazione ricevuta, lo stato d’animo di quel particolare momento, ecc..

La psicologia cognitiva ha identificato numerosi tipi di pensiero, prodotti dalle persone in maniera automatica e inconsapevole che causano sofferenza e lo scopo che si propone è quindi quello di individuarli, verificarne utilità e validità, integrarli, riorganizzarli e sostituirli con altri più adattivi e funzionali.

Contrariamente alla psicoanalisi, che considera prioritario lo studio dell’inconscio, la psicologia comportamentale (comportamentismo) elegge come proprio oggetto di interesse, ciò che risulta direttamente osservabile dallo psicologo cioè, il comportamento esplicito della persona e suggerisce che questo venga a strutturarsi attraverso l’apprendimento all’interno del proprio ambiente o come conseguenza di determinate esperienze di vita

Questo approccio mira alla comprensione della relazione tra determinati tipi di stimoli ambientali/situazionali e determinati tipi di risposte, cioè le reazioni comportamentali, al fine di aiutare le persone a modificare i comportamenti problematici che mantengono i sintomi e il disagio psicologico.  Il terapeuta, quindi, aiuta il cliente a modificare la relazione tra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona mette in atto in tali circostanze, attraverso graduali esposizioni alle situazioni che creano disagio e l’apprendimento di nuove modalità di risposta più funzionali al proprio benessere.

Le tecniche d'intervento utilizzate, basate principalmente sul meccanismo del condizionamento/decondizionamento, sono quindi finalizzate ad aumentare la frequenza di quei comportamenti considerati desiderabili e nello stesso tempo nell’eliminazione o diminuire di quelli che causano sofferenza. La terapia comportamentale ha anche introdotto l'uso delle tecniche di rilassamento e il biofeedback.

 

Caratteristiche della TCC

  • a breve-medio termine - La durata della terapia varia da qualche settimana a un anno o poco più. A conclusione della terapia si concordano degli incontri di follw-up via via più diluiti nel tempo (da alcune settimane a un anno) per verificarne l’efficacia nel tempo.
  • centrata sul presente - La TCC considera i problemi presentati dalla persona nel qui ed ora ed esamina il passato del cliente al solo scopo di comprendere come si sia sviluppato e strutturato nel tempo.
  • attiva e collaborativa - Diversamente dagli psicoanalisti, i terapeuti cognitivo-comportamentali partecipano attivamente al dialogo con il cliente. 
    Il cliente risulta attivo nel definire e ridefinire gli obiettivi del percorso con il proprio terapeuta e viene incoraggiata a mettere in atto indicazioni e prescrizioni comportamentali, concordate, relative all’introduzione di nuove strategie cognitive e d’azione tese alla risoluzione dei suoi problemi.
  • diretta a uno scopo - Dopo una prima fase di valutazione e formulazione del problema presentato, terapeuta e paziente individuano gli obiettivi e le strategie migliori al fine di risolverlo. I risultati ottenuti vengono verificati periodicamente.
  • fondata scientificamente - Migliaia di ricerche controllate hanno dimostrato che la TCC risulta efficace nel trattare e curare la maggior parte dei disturbi psicopatologici, quali: ansia, depressione, ecc.. É́ stato, inoltre, evidenziato come la percentuale di ricadute sia minore rispetto al trattamento farmacologico.
  • il cliente diventa terapeuta di se stesso - Il terapeuta informa il cliente sulla natura del problema presentato e su come pensa di impostare la terapia (quali tecniche utilizzare). Una volta che i due soggetti abbiano concordato su come procedere, il terapeuta allenerà la persona a rendersi consapevole del proprio funzionamento e a usare le tecniche insegnate, fino a quando saranno apprese e rese automatiche.

Strumenti della TCC

Gli strumenti a disposizione sono molti perché derivano da una sintesi tra quelli proposti dal cognitivismo e dal comportamentismo ed è lo stesso terapeuta che sceglie cosa utilizzare in base alla tipologia del problema riportato, alla fase della terapia, agli obiettivi perseguiti e alla motivazione della persona a cambiare. Ne presento alcuni:

  •  Dialogo socratico: il terapeuta attraverso domande e commenti guida il cliente nella direzione della scoperta dei propri pensieri o convinzioni e promuove un atteggiamento maggiormente critico verso questi.
  • Scoperta guidata o tecnica della freccia discendente: il terapeuta chiede al cliente il significato dei suoi pensieri allo scopo di individuare le convinzioni che ha su se stesso, sugli altri e sul mondo.
  • ABC o monitoraggio dei pensieri automatici: il cliente viene aiutato ad auto-osservarsi attraverso l’identificazione delle emozioni, dei comportamenti e dei pensieri che emergono in una particolare situazione. 
  • Problem solving: tecnica efficace e utile a trovare una soluzione per vari tipi di problemi, anche quelli di vita quotidiana. Il cliente viene incoraggiato a produrre una serie di possibili soluzioni, a sceglierne una e a metterla in pratica per verificarne l’efficacia. 
  • Esperimenti comportamentali: sono veri e propri esperimenti concordati tra terapeuta e cliente con lo scopo di falsificare le convinzioni disfunzionali di quest’ultimo.
  • Promemoria o coping card: il cliente e il terapeuta individuano una serie di strategie cognitive e comportamentali da mettere in atto nella situazione problematica. Queste vengono scritte e utilizzate dal cliente nel momento del bisogno; è quindi importante che il cliente le abbia sempre a portata di mano. 
  • Esposizione graduale: il cliente viene invitato a soddisfare micro-obiettivi, condivisi insieme al terapeuta, affrontando in modo sequenziale le situazioni che gli causano disagio.    
  • Compiti a casa o homework: possono essere per es. l’ABC o gli esperimenti comportamentali sopra descritti. La persona è invitata a creare delle occasioni in cui possa mettere in pratica ciò che sperimenta in seduta. Questo strumento è molto utile per generalizzare abilità o competenze nuove e rendere il cambiamento più veloce.